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Stanno tutti mettendo una castagna nella tasca del giubbotto, ecco perché: in inverno è fondamentale

Questa usanza, radicata nelle campagne italiane, affonda le sue origini in tempi in cui l’esperienza empirica si intrecciava con credenze popolari
L’usanza della castagna matta contro il freddo: storia e significato (www.ristorantedamichele.it)

Con l’arrivo dell’inverno, torna a diffondersi un’antica tradizione che mescola folklore e conoscenze fitoterapiche.

Questa usanza, radicata nelle campagne italiane, affonda le sue origini in tempi in cui l’esperienza empirica si intrecciava con credenze popolari, e custodisce un significato che va ben oltre il semplice gesto.

Non si tratta della classica castagna da gustare arrostita, tipica del periodo autunnale, ma dell’ippocastano, noto anche come “castagna matta”. Questo frutto, pur somigliando all’omonima castagna commestibile, è tossico per l’uomo e differisce per la forma più tondeggiante e la buccia più spessa. Anticamente, agricoltori e contadini portavano con sé una castagna matta in tasca durante i mesi freddi, convinti che potesse proteggerli dal raffreddore e da altri disturbi invernali.

La credenza poggia sulle proprietà dell’escina, un principio attivo contenuto nell’ippocastano. L’escina è nota per le sue proprietà antinfiammatorie e vaso-protettive, in grado di rinforzare i capillari sanguigni e alleviare i sintomi tipici del raffreddore.

Nel passato, infatti, i semi di ippocastano venivano somministrati ai cavalli ammalati di raffreddore o asma, poiché questi animali sono immuni alla tossicità del frutto e beneficiavano rapidamente della sua azione. Da qui la convinzione popolare che la semplice presenza di una castagna matta in tasca potesse trasmettere simili benefici anche all’uomo, benché manchino evidenze scientifiche dirette a sostegno di questa pratica.

Proprietà fitoterapiche dell’ippocastano e consigli per l’inverno

Oggi l’ippocastano è ampiamente riconosciuto in fitoterapia per le sue virtù, soprattutto attraverso estratti, tinture madri e gemmoderivati. Oltre all’escina, contiene flavonoidi e altre sostanze che migliorano la circolazione sanguigna e contrastano l’infiammazione. Questi estratti sono utilizzati per trattare disturbi come l’insufficienza venosa e il gonfiore, comuni durante i mesi freddi.

Nonostante la tradizione popolare persista, gli esperti sottolineano che la strategia migliore per prevenire i malanni di stagione rimane un approccio olistico: una dieta ricca di vitamine, un’attività fisica regolare e un adeguato riposo sono fondamentali per mantenere il sistema immunitario efficiente. Inoltre, integratori naturali come echinacea, vitamina C e zinco sono riconosciuti per le loro proprietà immunostimolanti e possono rappresentare validi alleati contro raffreddore, tosse e mal di gola.

La castagna, in tutte le sue forme, è da sempre un simbolo dell’autunno e dell’inverno nelle tradizioni italiane.

Dal frutto antico al simbolo di protezione: il fascino della castagna nell’immaginario italiano (www.ristorantedamichele.it)

La castagna, in tutte le sue forme, è da sempre un simbolo dell’autunno e dell’inverno nelle tradizioni italiane. Le caldarroste, protagoniste di momenti conviviali attorno al fuoco, evocano un legame antico con la natura e la stagione fredda. La distinzione tra la castagna commestibile, apprezzata per il suo sapore e valore nutritivo, e la castagna matta, legata a pratiche popolari di difesa dai malanni, rappresenta un esempio di come il patrimonio culturale rurale abbia saputo intrecciare mito e realtà.

La storia della castagna è infatti ricca e complessa. Essa è il seme del frutto del castagno, un albero che ha accompagnato la storia italiana da millenni. Gli studi paleobotanici indicano la presenza del castagno in Italia fin da circa 10.000 anni fa, con una diffusione che ha attraversato l’epoca romana, il Medioevo e l’Età moderna. Già nel mondo antico, la castagna era considerata un alimento prezioso, utilizzato come surrogato del pane durante i periodi di digiuno e apprezzato per il suo valore nutrizionale. Scrittori come Plinio il Vecchio e Virgilio ne elogiavano le qualità, mentre nel Medioevo la farina di castagne divenne un elemento fondamentale per le popolazioni montane.

Oggi, oltre al valore gastronomico, la castagna matta mantiene il suo posto nell’immaginario collettivo come piccolo talismano invernale. Il gesto di riporla nel giubbotto, pur privo di una conferma scientifica robusta, continua ad essere tramandato come una tradizione carica di significato, un modo per sentirsi protetti e connessi alla saggezza contadina.

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